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La Pretiosa di Leonardo
Artista - Designer

Da un disegno leonardiano, databile alla fine del Quattrocento, e da altri studi e confronti nasce, nell'interpretazione di Carla Braccialini, la "Pretiosa di Leonardo". La borsa, creata e firmata da Gherardini, nella sua attualità di tecnica ed estetica, materializza un'idea filologica e provocatoria insieme del Museo Ideale Leonardo Da Vinci, e la traspone in oggetto a evocazione poetica di un "Nuovo Rinascimento".

La Storia

Leonardo è sempre più celebre universalmente come il maggior protagonista del Rinascimento e uno dei più grandi geni dell'umanità. Tale è per i suoi rari capolavori artistici e per essere identificato come precursore dell'innovazione scientifica e tecnologica. Tuttavia non è sostanzialmente conosciuto nei suoi valori autentici. Al di là del mito e della leggenda non mancano gli equivoci romanzeschi e gli enigmi fraintesi, ma sicuramente Leonardo è incomparabile sia per la concezione del disegno e della pittura, nella sintesi delle arti e di filosofia e scienza, sia per la complessità di intuizioni, esperienze e interazioni interdisciplinari. Inoltre, il genio di Vinci offre continue possibilità di sorprendenti riscoperte. Risultano trascurati moltissimi straordinari aspetti creativi in rapporto alla vita quotidiana: dagli strumenti d'uso e accessori a nuovi materiali e tecniche e alle metodologie progettuali. Carlo Pedretti li ha magistralmente esemplificati nel suo "Leonardo Architetto" del 1978 aprendo la strada a nuove ricerche, anche nelle dimensioni del perduto e del dimenticato Le più recenti definizioni e ideologie del design, non più solo come sintesi di dati tecnici ed elementi estetici per la progettazione di un oggetto, e anche al di là del coordinamento-integrazione-articolazione dei fattori che partecipano al processo costitutivo della forma e della funzione, trovano in Leonardo un'anticipazione emblematica, attraverso esperienze di una molteplicità e di un'attualità impressionanti, nella quintessenza pratica tra manualità e concettualità. Fra i diversi elementi che caratterizzano e rendono unico il disegno di Leonardo, in particolare di quello più riconducibile alla progettualità, vi sono criteri essenziali e convergenti come la "necessità", il metodo "a imitazione della natura", la concezione interdisciplinare fino al dato emblematico e comportamentale dell'arti-Giano, il "Giano delle arti" che guarda al passato per disegnare il presente e progettare il futuro. Per lui imitare la natura, in cui "nessun effetto è senza ragione", non significa un esercizio di naturalismo o realismo, bensì sperimentare e attuare un metodo creativo perfetto. Per il pittore significa anche costruire razionalmente le figure di riferimento oggettivo per liberare il "fantasma dell'arte". Per l'artista-designer si tratta dell'essenzialità, della funzionalità, che non include alcunché di superfluo ma risponde, anche nei dettagli, a criteri di necessità "universale". L'artista "non è laudabile se non è universale": Leonardo sperimenta tutte le tecniche e i materiali, e se necessario li inventa; attraversa tutte le discipline e le tipologie di ricerca e di applicazione. La componente estetica è intrinseca. Il design è un linguaggio, tecnico ed espressivo, che si esalta nella "virtù visiva". Questo "inseguire" la forma si ritrova nel procedimento di Leonardo designer, insieme con la ricerca di definire l'invenzione e le intuizioni, i procedimenti analitici dell'ideazione, i valori simbolici, la componibilità, la verosimiglianza dimostrativa dal dettaglio all'insieme, con una visione grafo-dinamica e prospettica a seconda delle esigenze, spesso "vivisezionando" l'oggetto animato in sequenza filmica. Fra l'altro, Leonardo evidenzia la "bella e sottile invenzione" per le arti tessili, che considerava seconda solo a quella della macchina da stampa per la diffusione del sapere. Paolo Giovio, grande intellettuale e contemporaneo di Leonardo, lo definisce "mirabile inventore e arbitro di ogni eleganza e delizia". Un altro suo contemporaneo, l'Anonimo Gaddiano, ricorda che si vestiva con un "pitocco rosato corto sino al ginocchio" quando "s'usavano i vestiri lunghi". Non dimentichiamo che Leonardo stesso concepisce la moda in maniera originale e controcorrente. Ne disapprova il conformismo e la tirannia, le forme ridondanti e infine antiestetiche, scomode e fastidiose, nell'eccesso di ornamenti superflui. Nel "Trattato della pittura" delinea il suo punto di vista sull'evolversi della moda:
"Et io alli miei giorni non mi ricordo aver visto nella mia puerizia li uomini e piccoli e grandi avere tutti li stremi de' vestimenti frappati in tutte le parti sì da capo come da piè e da lato; et ancora parve tanto bella invenzione a quella età, che frappavano ancora le dette frappe, e portavano li cappucci in simile modo, e le scarpe e le creste frappate che uscivano dalle principali cuciture delli vestimenti di vari colori. Dipoi vidi le scarpe, berrette, scarselle, armi, che si portano per offendere, i collari de' vestimenti, gli estremi de' giupponi da piedi, le code de' vestimenti, et in effetto infino alle bocche di chi volea parer bello erano appuntate di lunghe et acute punte. Nell'altra età cominciarono a crescere le maniche, et eran talmente grandi, che ciascuna per sé era maggiore della vesta; poi cominciarono ad alzare li vestimenti intorno al collo, tanto che alla fine copersero tutto il capo; poi cominciarono a spogliarlo in modo che i panni non potevano essere sostenuti dalle spalle, perché non vi si posavano sopra; poi cominciarono a slongare sì li vestimenti, che al continuo gli uomini avevano le braccia cariche di panni per non li pestare co' piedi; poi vennero in tanta stremità, che vestivano solamente fino a' fianchi et alle gomita, et erano sì stretti, che da quelli pativano gran supplicio, e molti ne crepavano di sotto…".
Tuttavia, quel che più ci interessa sottolineare è un dato fondamentale: Leonardo si dimostra geniale pure nel (re)design e nelle (re)invenzioni, quando rielabora gli antecedenti degli antichi e dei contemporanei in concezioni futuribili. Il segno è analitico e grafo-dinamico. Con singolare modernità, il suo design configura l'anatomia dell'oggetto e non solo del corpo-macchina. Dopo le mostre di "Codici e marchingegni", "Leonardo scomparso e ritrovato", "Attualità di Leonardo", il Museo Ideale Leonardo Da Vinci, dal 1993, ha individuato, analizzato e interpretato le più diverse applicazioni leonardiane, dalla "Necessità nel design in Leonardo arti-Giano" alle "Invenzioni di un genio umanissimo". Il Museo Ideale ha realizzato, con brevetti ad arte, molteplici oggetti di meraviglia: dall'Anello mediceo all'Ingegno scrittorio. L'elenco comprende alfabeti di elementi compositivi e di colori, progetti di macchine battiloro e per forare cristalli, impiego del conio e del ricamo, lavorazioni del cuoio, del vetro e dello smalto, pratica della ceramica e della fusione, dei tessuti decorati e dell'oreficeria, tecniche incisorie e della stampa, invenzione di materie plastiche e di perle e pietre preziose artificiali, esecuzione di arazzi e vestiti, produzione di scrigni e calzari… Fino alle anticipazioni di optical art e astrazioni e figurazioni concettuali. Ne scaturisce un nodo della conoscenza, un intreccio simbolico che tende all'infinito e prende forma nell'assoluto emblematico delle "Cartelle" dell'Achademia Leonardi Vinci, alla fine del primo periodo milanese e nel secondo, dopo il 1508. Lo attesta Giovanni Ambrogio Mazenta, l'architetto barnabita che nel 1588 era entrato in possesso di tredici manoscritti autografi di Leonardo. In Alcune memorie de' fatti di Leonardo da Vinci a Milano e de' suoi libri, intorno al 1631, ricorda l'esistenza e le attività dell'Achademia di Leonardo anche per le arti applicate:
"Per non star otioso, hebbe tempo, per lo più trattenendosi nelle solitudini della bellissima, ed amenissima villa di Vaprio, di filosofar, disegnar, e scriver a comune utilità, e per promover la sua scuola, ed accademia già principiata sotto Lodovico Sforza per ornar d'ogni belle virtù il nipote Giovan Galeazzo ed altri Nobili milanesi, eruditi nell'Accademia detta, fecondo seminario di perfettissimi artefici nella Pittura, Scultura, Architettura, nel intagliar cristalli, gioie, marmi, avori, ferri e nell'arti fusorie d'oro, argento, bronzo etc.".
E aggiunge che Annibale Fontana, "scultore di Camei, christalli, gioie, e marmi eminentissimo professava d'haver dalle cose di Leonardo appreso quanto sapeva", mentre, in Milano, "nelle botteghe dell'Arti, molte Machine s'usano ritrovate da Leonardo per tagliar, lustrare christalli, ferri, pietre…". I "Nodi vinciani" hanno origine dai vinci (salci purpurei), da cui deriva il nome del paese natale e della famiglia e dell'Accademia di Leonardo. A Vinci, dal 1997, il Museo Ideale ha ricostruito il "Labirinto di Leonardo" (sessanta metri di diametro e 1500 alberi di vinco) e del "Nodo infinito" (1200 piante di rose) per il "Giardino di Leonardo". Nel 2007 ha creato una sezione di "Libera Achademia Leonardi Vinci". Nel 2009 è iniziato un rapporto di collaborazione tra il Museo Ideale Leonardo Da Vinci e la Gherardini, una firma da museo, con la sua ultracentenaria tradizione di bellezza così vitale nel presente. Si è quindi evidenziata l'ancor più lunga storia documentata e recentemente corretta di Monna Lisa Gherardini, moglie di Francesco del Giocondo, di cui Leonardo eseguì il ritratto della sola testa ("caput") prima dell'autunno 1503. Quel ritratto è ora smarrito? Oppure fu rielaborato da Leonardo nella Gioconda del Louvre? Indubbiamente Monna Lisa Gherardini è oggi la tradizionale e più diffusa identificazione del capolavoro più famoso al mondo. Abbiamo premesso che Leonardo creò innumerevoli ingegni di bellezza: un repertorio sconfinato che comprende anche le borse, come questa denominata "Pretiosa" per le sue caratteristiche di raffinata e rara eccellenza, creando un'ancestrale assonanza con i versi di san Francesco ("pretiose et belle"; "pretiosa e casta") e di Dante ("gioia pretiosa"), e con il libro alchemico trecentesco "Pretiosa margherita novella". La forma ricorda in particolare il leggio dell'Annunciazione dipinta da Leonardo nella bottega di un artefice eclettico quale Verrocchio; e, per i dettagli ornamentali, le spirali ruotanti e gli elementi floreali, volute e racemi in metamorfosi, stilizzati in rapporto con la sezione aurea e con i capitelli di architetture della Roma adrianea e della Firenze rinascimentale, ispirati dalla meccanica in connubio con la natura. Notevole è l'ingegno che Leonardo elabora per la chiusura della borsa, dove il profilo scandisce un ritmo di geometrie tridimensionali e si concentra nel cartiglio del De Divina Proportione. In particolare da un disegno, "disperso" fra decine di migliaia di schizzi del Codice Atlantico, e da altri confronti, nasce così, nell'interpretazione di Carla Braccialini, la "Pretiosa di Leonardo". Lo schizzo originale è databile alla fine del primo periodo milanese, verso il 1497, quando l'artista dipingeva gli arazzi nella prospettiva del "Cenacolo" e i "Nodi" nella Sala delle Asse. È più che probabile che altri disegni della "Pretiosa" siano andati perduti: complessivamente non conosciamo, a oggi, almeno quattromila fogli autografi di Leonardo, dagli studi giovanili a quelli dimostrativi e ai manoscritti che lasciò in eredità all'allievo Francesco Melzi. La borsa firmata Gherardini, nella sua attualità di tecnica ed estetica, materializza un'idea filologica e provocatoria insieme del Museo Ideale, e la traspone in oggetto a evocazione poetica di un "Nuovo Rinascimento".

Alessandro Vezzosi

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